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The Wolf of Wall Street: Scorsese non fa un elogio a Jordan Belfort

26 Gen
The Wolf of Wall Street: Scorsese non fa un elogio a Jordan Belfort

The Wolf of Wall Street è un film tratto dall’omonimo libro autobiografico che racconta la vita di Jordan Belfort, broker americano incriminato nel 1998 per frode e riciclo di denaro.

Si tratta di un film lineare, non perché Martin Scorsese non sia capace di raccontare storie in modo differente (e prova ne é l’incredibile intreccio di racconti in The Departed o Shutter Island), ma perché, come in The Aviator, il biopic secondo Scorsese non necessita d’altro e si regge su un soggetto ben studiato.

Nei 180 minuti di The Wolf of Wall Street ci racconta la storia di un uomo e il soggetto che sceglie è, guarda caso, ancora una volta un egocentrico figlio del ‘900, del potere e del successo, ma senza freni e apparentemente senza paure (anche se non riesce ad affrontare nulla da sobrio, né la morte, né un viaggio in aereo), al contrario di Howard Hughes, il protagonista di The Aviator.

Il racconto che ne fa è sfrontato e diretto, il punto di vista è quello di Belfort che non viene mai accusato direttamente, mai giudicato. Scorsese lascia a noi la possibilità di prendere una posizione a favore di Belfort oppure no, in un crescendo di disgusto, a parere mio, che neanche qualche risata o cenno di invidia che la sua vita genera, può nascondere.

Questa mancanza di accusa e un finale pressoché positivo ha fatto sì che per alcuni il film venisse interpretato come un elogio di Belfort.
Quello che in realtà Scorsese ha fatto è stato metterci di fronte a un uomo comune che, a 22 anni, alla ricerca di successo e denaro, viene fagocitato da una vita di eccessi, in un vortice da cui, più volte incoraggiato a smettere, non riesce a uscire.

La droga, l’alcol, il sesso e il denaro nel corso degli anni non sono mai abbastanza, Belfort non sa più cosa fare, non sa più come divertirsi, arriva a perdere tutti i suoi beni, i suoi soldi e la famiglia, pur di restare attaccato alla sua azienda incriminata e destinata ad implodere.

E allora che bisogno c’è di rendere il film un racconto accusatorio del personaggio?

Per alcuni il disgusto sarà palese, per altri meno. Ciò che Scorsese ha affermato (vedi intervista) è che Belfort è ognuno di noi. Siamo tutti tentati dai soldi e dal successo, tutti potremmo perdere la testa come l’ha persa lui, è inutile distanziarci da un personaggio che è così vicino ai sogni attuali di ognuno di noi.

La repulsione che ne deriva alla fine, quando drogato rischia di fare del male alla figlia o quando l’amico sta per morire soffocato, forse, è ancora più forte proprio perché Belfort è chi abbiamo sempre sognato segretamente di essere.

The Wolf of Wall street si è meritato la candidatura agli Oscar come Miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista (Leonario dicaprio), miglior attore non protagonista (Jonah Hill) e miglior sceneggiatura non originale.

Probabilmente il povero Dicaprio rimarrà nuovamente a bocca asciutta, poiché l’abbiamo visto già maturo e ancora più convincente in film che non gli sono valsi la statuetta. Sicuramente Jonah Hill è invece un potenziale vincitore per il suo ruolo di Donnie, estremamente ben studiato.

Infine, concludo sottolineando come l’interpretazione di Matthew McConaughey catalizzi l’attenzione nei pochissimi minuti a sua disposizione. Sicuramente uno dei personaggi meglio riusciti del film. Complimenti a lui, altro belloccio americano che dimostra grandi doti attoriali, candidato agli Oscar come miglior attore protagonista per Dallas Buyers Club.

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Pubblicato da su gennaio 26, 2014 in drammatico

 

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